Breakfast on Pluto (2005), di Neil Jordan, con Cillian Murphy e Liam Neeson.
Data di uscita: 25 maggio 2007 (cinema)
Visto il: 25 maggio 2007 (cinema)

Consigliato? Per chi ha amato/odiato “Velvet Goldimne” e tutto il rock glamour…
“Up on the moon / We’ll all be there soon / Watching the earth down below / We’ll journey to mars / And visit the stars / Finding our breakfast on Pluto”
(Breakfast on Pluto, Don Partridge, 1969)
Esce scandalosamente nelle sale italiane solo ora questo delizioso e commovente film di Neil Jordan tratto da un libro di Patrick McCabe, grazie a Fandango, la casa di produzione di Domenico Procacci.
36 capitoli della vita di Patrick, alias Patricia “Gattina” Brady, raccontati da altrettante splendide canzoni che ricalcano il periodo in cui il protagonista, nato in una cittadina irlandese in un corpo non suo, compie un’insolita educazione sentimentale.
Cillian Murphy è assolutamente credibile nel ruolo di “Gattina” (da Saint Gatien, una sorta di santo androgino proveniente da un passato cattolico popolare): non un uomo travestito da donna, ma una donna “leggermente diversa” dalle sue simili, vissuta in piena epoca Glamour.
Neil Jordan, famoso per altri riusciti film trasgressivi come ad esempio La moglie del soldato (1992) in cui la lotta politica (l’indipendentismo irlandese) non è slegata da una più profonda lotta di “gender”, sembra trovare con Breakfast on Pluto un romanticismo delicato in grado di convincere qualsiasi pubblico.
Patricia “Gattina” Brady - un Candido contemporaneo incauto e sprovveduto – non ha vergogna di se, pensa quello che dice e dice quello che pensa senza considerare le gravi conseguenze a cui, di volta in volta, rischia di andare incontro… Patricia contrappone umorismo e comportamenti naif a un’oppressione che va ben oltre quella dell’Inghilterra sull’Irlanda ma che tocca materialmente la sua vita concreta, i suoi abiti, i suoi atteggiamenti, la sua natura sessuale continuamente contraddetta e derisa da tutti.
“Gattina” è un figlio illegittimo di un prete (un convincente Liam Neeson) e della sua giovante e bionda perpetua, fuggita a Londra dopo aver abbandonato il neonato davanti la chiesa. Stanca di continue vessazioni, anche Patricia parte e va a Londra alla ricerca della madre, figura idealizzata e metafora della femminilità a cui da sempre aspira. Nella metropoli si imbatte però in squallidi personaggi approfittatori e, per sua fortuna, anche in qualche uomo onesto che si prende cura di lei.
Nel “libro della sua vita” che vediamo comporsi, capitolo dopo capitolo, davanti ai nostri occhi, Patricia racconta la sua ricerca della madre (e della felicità) come fosse un feueilletton ottocentesco edulcorando i momenti peggiori e osservandosi “dal di fuori” come farebbe un romanziere con il suo personaggio principale.
Il film non risparmia momenti di pura commozione ed empatia, e tutta la poetica del personaggio emerge splendidamente nel capitolo 28 “Gattina salva il mondo” quando Patricia racconta ai due rozzi poliziotti che vogliono farle confessare un attentato che non ha compiuto, la sua fiabesca visione dell’accaduto: in una tutina aderente nera e reggiseno giallo, si era introdotta – da spia segreta – nel covo dei pericolosi rivoluzionari vestiti tutti alla stessa maniera triste (crimine, ai suoi occhi peggiore delle loro concrete azioni…) e dopo averli accecati con il suo aspetto glamour li rendeva inoffensivi grazie alla sua pericolosissima arma segreta: una boccetta di profumo!
Un personaggio trans-gender forte dunque, ben strutturato e con il quale è impossibile non condividere (quasi) tutti gli avvenimenti del film, grazie anche alla magnifica colonna sonora immancabilmente glamour che, come già in Velvet Goldmine (1998) di Todd Haynes (pellicola a cui Breakfast on Pluto deve molto), creava una sorta di “predisposizione positiva a priori”… d’altra parte è sufficiente ascoltare i primi 30 secondi del film con The rubettes che cantano Sugar baby love per capire di cosa sto parlando!
Patricia è in definitiva un alieno nel senso etimologico del termine (dal latino alius: altro), un extra-terrestre, uno stra-lunato che sembra trovare la stabilità tanto desiderata nell’amore per la vita così come capita, malgrado le madri e i padri, nonostante le comunità in cui si vive e nonostante tutte le velleità politiche pseudo-rivoluzionarie.
Non è impossibile, come canta la canzone di Don Partridge che da il titolo al film, immaginare di fare colazione su Plutone, sebbene sia il pianeta più piccolo, più freddo, più lontano, più deriso del nostro sistema solare…
Sarà un caso che il povero Plutone sia stato declassato qualche mese fa, dallo status di “pianeta” a quello di satellite? Forse no ma, come cantava Lou Reed proprio in quegli anni anche un satellite in giro per i pianeti può essere un “satellite d’amore”…















