Zodiac: il Serial Killer broadcasting

Inserito il 21 maggio 2007




Zodiac (2007), di David Fincher. Con Jake Gyllenhaal, Mark Ruffalo, Robert Downey Jr.. Credits & trailer
Data di uscita: 18 Maggio 2007 (cinema)
Visto il: 18 Maggio 2007 (cinema)

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Consigliato? Per chi ha tempo da dedicare alle proprie ossessioni, qualunque esse siano…

“Ogni azione umana, da quella del “santo” a quella del “mostro”, racchiude il bisogno di comunicare un messaggio al mondo e la sua analisi, in termini di strategie comunicative, può fornire una conoscenza approfondita delle dinamiche motivazionali più profonde dell’individuo” (Mastronardi – De Luca, I Serial Killer, pag. 12)

La “madre” degli omicidi seriali americani mai risolti è la storia di diverse ossessioni: quella del vignettista Robert Graysmith/Jake Gyllenhaal che vorrebbe “decifrare” i messaggi dell’assassino, quella di Robert Downey Jr., il giornalista che vorrebbe svelarne l’identità, quella di David Toschi/Mark Ruffalo, uno dei poliziotti che desidererebbero chiudere l’indagine, e quella dell’assassino che aspirerebbe a diffondere i suoi messaggi a tutti per vantarsi delle sue azioni…

Chi è l’assassino che, alla fine degli anni ’60, comincia a uccide nei pressi di San Francisco rivendicando gli omicidi ai giornali e firmandosi Zodiac? Questa è la domanda a cui tentano di dare una risposta tutti i protagonisti del film, compreso l’assassino che resta in disparte, come un’ombra, incapace di generare un vero e proprio conflitto.

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Diciamo subito che il film di Fincher (autore del magnifico Se7en, dell’ottimo Fight Club e dei meno memorabili The Game e Panic Room), ha due grandi difetti: l’eccessiva durata e una sorta di dispersione narrativa che smorza e inibisce i colpi di scena e i momenti thriller. Anche se le scene degli omicidi e quella dello scantinato valgono l’intera visione del film, questa situazione protratta di “analisi senza sintesi” concede ai protagonisti nient’altro che riflessioni e “chiacchiere” sugli indizi e si perde in un caleidoscopio di evoluzioni narrative e subplot irrisolvibili: l’assassino è li e i poliziotti gli sono addosso, ma sempre, qualcosa, impedisce loro di provarne la colpevolezza.

Nonostante ciò il film presenta un tema molto interessante e ricco di implicazioni: la storia del killer seriale e dei suo rapporti con i mass media. Ricordiamo che la figura del serial killer nasce nell’ottocento con la società di massa. Il primo SK fu Jack “The Ripper”, divenuto famoso anche grazie ai giornali che ne riportarono dettagliati resoconti. Tutto è già li, nei docks londinesi di fine ‘800: l’invincibilità dell’assassino, le uccisioni seriali predette e poi realizzate, la sfida con i poliziotti, l’incognita della sua identità, i casi di emulazione, la paranoia della collettività…

Zodiac (il presunto Zodiac) è una persona mediocre e mediocremente realizzata, ama il cinema e ama leggere ma scrive lettere sgrammaticate ai giornali con simboli molto più simili ai cruciverba che ai codici misteriosi, fa telefonate anonime ansimanti, parla con un presentatore televisivo a cui chiede aiuto, si attribuisce omicidi non suoi e innesca una sistema di emulazione che non troverà mai una soluzione univoca: l’originale diventa indistinguibile dalle “copie”.

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Tutti i protagonisti raccolgono la “sfida” comunicativa di Zodiac e sacrificano la loro vita privata per cercarlo: si aggirano per gli uffici, per le strade, le case e gli scantinati della metropoli alla ricerca di indizi e riscontri. Provano a decifrare, a dedurre, a interrogare, senza per questo scoprire la verità (nel sito ufficiale del film è presente anche una realistica ricostruzione in 3D che permette di analizzare scientificamente una delle scene del delitto).

Gran parte delle elucubrazioni si infrangono però davanti a quella che Hannah Arendt definì la “banalità del male”: nessun particolare disegno mistico si cela infatti dietro alla scelta del nome Zodiac ma solo una marca di orologi da polso, la prima cosa che presumibilmente l’assassino si è trovato innanzi agli occhi quando ha deciso di iniziare la sua “missione”…

Zodiac resta però ossessionato dal suo brand: vorrebbe che i giovani portassero spille con il suo marchio, vorrebbe gadget, film, libri, articoli e trasmissioni televisive a lui dedicate.

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Toschi, per distrarsi dalle indagini va al cinema con la moglie e guarda “Dirty Harry” (Ispettore Callaghan, il caso Skorpio è tuo) in cui l’ispettore Callaghan/Clint Eastwood indaga sul serial killer Skorpio, un sadico che ricatta San Francisco con i suoi omicidi… Zodiac ha vinto, è entrato nell’immaginario collettivo ma nel nostro caso non ci sarà nessuna catarsi e nessun poliziotto buono e violento fermerà l’assassino liberando la città dall’ossessione di un pazzo che uccide per il solo gusto di vantarsene in tv!

Mentre Zodiac è il serial killer broadcasting che diffonde informazioni – proprio come i mass media tradizionali – con un sistema da uno-a-molti, gli altri protagonisti non giungono ad una conclusione proprio perché imprigionati dallo stesso sistema: i giornalisti non sanno se cedere o no al ricatto della pubblicazione delle lettere di Zodiac, i poliziotti sono completamente “incartati” da perizie burocratiche e riscontri probatori, il vignettista cerca di rimettere insieme i pezzi per ultimare il suo libro su Zodiac con una fatica sovrumana (i poliziotti lo fanno accedere al vasto archivio ma gli impediscono di prendere appunti…), il giornalista di cronaca nera, l’unico che avrebbe potuto scriverne, diventa un alcolizzato e lascia il giornale…

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Il film di Fincher sarà ricordato anche per la sua modalità di produzione: per la prima volta viene infatti abbandonato totalmente l’uso della pellicola a favore della ripresa digitale.

Da segnalare infine l’ottima colonna sonora che è possibile ascoltare su my space, ricca di “brani metropolitani” come Soul Sacrifice di Santana, I want to take you Higher, Inner City blues (Make me wanna holler) di Marvin Gaye, Mary’s Blues di Jhon Coltraine e soprattutto Hurdy Gurdy Man di Donovan.





Scritto da:

diego altobelli - che ha scritto 30 articoli in eCinema Blog – Cinema Blog.

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